Servizio di Assistenza
FOCUS ON:
Assistenza domiciliare o di aiuto alla persona.
Le considerazioni riportate in tale documento non sono altro che il frutto di riflessioni che la sottoscritta Cinzia Di Sebastiano, mamma di un bambino in situazione di disabilità, insieme ad altre mamme in analoga situazione, da anni, sta sperimentando personalmente.
Utente e al tempo stesso rappresentante di un'Associazione a tutela della disabilità, la sottoscritta è impegnata nella promozione culturale e nella crescita professionale e personale degli attori del mondo della disabilità. In particolare la sottoscritta si sta preoccupando di promuovere una nuova coscienza sociale in grado di sviluppare azioni innovative e personalizzate che tengano ben presente i bisogni e i diritti dei singoli utenti.
Punti di forza e di debolezza dei servizi di aiuto alla persona o di assistenza domiciliare.
Generalmente i servizi erogati dalle istituzioni sono servizi che si rivolgo alle persone con disabilità, in modo generale. I servizi nello specifico, non sono pensati o realizzati tenendo presente le effettive necessità o bisogni delle persone a cui il servizio stesso viene erogato.
Spesso, troppo spesso, i servizi vengono erogati tenendo presente le esigenze dei committenti e degli operatori, non di coloro per i quali i servizi sono stati istituiti.
Gli operatori dei servizi domiciliari o di aiuto alla persona sono generalmente persone che non hanno scelto tale professione e quindi non hanno una preparazione o titoli di studio adeguati. Di conseguenza, gli operatori hanno scarsa motivazione e, nella maggior parte dei casi svolgono tale lavoro solo per semplice sostentamento. Molto spesso queste persone hanno già una loro situazione familiare particolare (separate, persone con licenza elementare o media che non avendo avuto la possibilità di un'occupazione diversa hanno "ripiegato" su tale attività). Da ciò si deduce chiaramente che la motivazione di base ha radici diverse da quelle che dovrebbe animare il personale preposto allo svolgimento di un servizio di assistenza domiciliare. Servizio questo, particolare e delicato al tempo stesso, che dovrebbe essere svolto con professionalità, adeguata preparazione (tengo infatti a ricordare che la maggior parte di utenti a cui viene erogato il servizio vive una situazione di disabilità o di non autosufficienza a livelli di gravità elevata) e riservatezza (ricordo che tali persone entrando all'interno di un nucleo familiare ne possono alterare l'equilibrio già di per sé precario). Inoltre, le tariffe orarie previste per lo svolgimento di tale lavoro non soddisfano le persone che ad esempio hanno una preparazione adeguata in tal senso (quale potrebbe essere quella di uno psicologo, un fisioterapista etc...). La conseguenza di ciò, fa sì che queste persone, volgono lo sguardo altrove. Una preparazione insufficiente ha come conseguenza un servizio non efficiente o soddisfacente. Il tutto porta ad una dissipazione di risorse della collettività.
Al fine di migliorare ed organizzare al meglio un servizio di assistenza domiciliare, necessariamente occorre prevedere un'analisi, ripetuta nel tempo, dei bisogni degli utenti con conseguente verifica della customer satisfaction. Altra soluzione potrebbe essere girare direttamente alle famiglie l'importo previsto per il servizio. La famiglia assumerà (con contratto di collaborazione, colf etc...) la persona che più si confà alle proprie esigenze per professionalità, orario etc... A fine mese la famiglia rendiconterà all'ente finanziatore, circa il contributo percepito. Per quanto riguarda la formazione del personale inoltre, suggerirei (poiché corsi specifici, sebbene di varie ore non possono assolutamente dare una formazione universitaria ad alto livello) la proposta di istituire corsi di laurea specifici (operatore specializzato nel settore della disabilità) che conseguentemente permetterebbe il riconoscimento di una professione e una ricaduta positiva in termini di efficacia e professionalità del servizio.
Altro aspetto molto importante e da non trascurare è l'attribuzione delle ore di assistenza che generalmente vengono organizzate non in base al caso clinico (gravità, autonomia, situazione familiare etc...), bensì in base alle risorse economiche del committente, al rapporto di amicizia o simpatia o insistenza che l'utente attua al momento della richiesta. Le ore dovrebbero essere attribuite dopo aver verificato direttamente (recandosi cioè nell'abitazione dell'utente, ascoltando e verificando le singole necessità dello stesso) le condizioni di vita della persona.
Al fine di migliorare qualsiasi servizio a favore della disabilità, si propone la promozione, la conoscenza e la sensibilizzazione all'applicazione della normativa vigente (presso gli enti preposti all'organizzazione e alla committenza di servizi per tali utenti). Inoltre, si propone anche la stesura (a mio avviso non ancora elaborata nella nostra regione) di linee guida o di una legge regionale che regolamenti e stabilisca i criteri e gli standard dei servizi a favore delle persone con disabilità. Gli standard per i servizi dovrebbero essere innanzitutto richiesti e pretesi dagli enti committenti (al di sotto dei quali ad esempio gli enti attuatori non dovrebbero assolutamente scendere) i quali al tempo stesso, dovrebbero vigilare sulla rispondenza dei servizi erogati e la soddisfazione dell'utente (mediante sondaggi o colloqui). Di grande utilità dovrebbe essere il controllo incrociato; questo infatti, risulterà fondamentale non solo per verificare la rispondenza del servizio ma potrebbe anche essere un paramentro di controllo a garanzia dell'impiego di risorse che potranno così essere non più dissipate ma utilizzate nel modo più consono possibile. A tal riguardo ad esempio sottolineo che da anni usufruisco del servizio di aiuto alla persona ma, mai nessuno, almeno una volta, ha chiesto quali erano le impressioni circa il servizio proposto; se lo stesso corrispondeva alle nostre aspettative; quali i suggerimenti per migliorarlo.
Da quanto su esposto si deduce chiaramente che è necessaria una revisione sistematica dei criteri mediante i quali vengono proposti, organizzati ed erogati i servizi. Qualsiasi servizio, anche quello organizzato nel miglior modo possibile, può esser migliorato ed adattato alle esigenze dell'utente. Occorre un'attenta verifica dei bisogni e delle esigenze delle persone alle quali i servizi vengono isitutiti, un loro diretto coinvolgimento che permetterebbe una indubbia e positiva ricaduta circa la razionalizazione delle risorse e la soddisfazione dell'utenza stessa.
In breve gli elementi da considerare a mio avviso dovrebbero essere:
- proporre di istituire corsi di laurea specifici in tale settore;
- effettuare un'analisi dei bisogni e delle esigenze effettive delle persone con disabilità grave (caso per caso e non in modo generale);
- valutare l'efficacia e la rispondenza dei servizi organizzati (attraverso standard di qualità minimi, attraverso il coinvolgimento dell'utente e il controllo incrociato);
- razionalizzare le risorse;
- conseguente soddisfazione dell'utente.
Cinzia Di Sebastiano


